Abbiamo riscoperto i Fagiolini di Sant'Anna un antica varietà ormai dimenticata , già consumati in Europa nel Medioevo prima che i conquistatori spagnoli portassero dai loro viaggi i fagioli americani

 I fagiolini di Sant'Anna sono un'antica varietà usata soprattutto in Toscana, ma anche in Veneto: lunghissimi e scuri, assomigliano più agli asparagi che ai fagiolini, sia nel sapore sia nel profumo. Una tipologia un po' dimenticata, ma deliziosa: si cucinano per tradizione il 26 luglio, giorno della festa di Sant'Anna


Cosa sono i fagiolini di Sant'Anna

Un gusto deciso e intenso, diverso dai comuni fagiolini verdi, in cui spiccano le note terrose, erbacee e un po' amarognole: i fagiolini di Sant'Anna sono una varietà del tutto peculiare. Simile all'asparagina, si tratta di fili molto lunghi dal colore verde non troppo intenso, con un diametro di circa 4 mm. 




Il nome scientifico dei fagiolini Sant’Anna invece è vigna unguiculata varietà sesquipedalis. Un nome molto bello. Vigna è un omaggio a Domenico Vigna direttore dell’Orto Botanico di Pisa dal 1609 al 1632, che per primo descrisse questo tipo di fagioli. Unguiculata è da intendersi come “dai petali la cui forma ricorda quella delle dita delle scimmie”, mentre sesquipedalis era un’antica unità di misura latina, che nella lingua corrente significava anche “eccessivamente lungo”.

In ogni caso, al di là del nome, i fagiolini Sant’Anna sono una verdure antica e dimenticata veramente interessante. Innanzitutto, pur appartenendo alla stessa famiglia dei fagioli comuni (Fabacee), i fagioli Sant’Anna appartengono al genere vigna e non al genere phaseolus (Il nome scientifico del fagiolo comune è appunto phaseolus vulgaris). I fagiolini di Sant’Anna infatti non sono arrivati dall’America come quasi tutti i fagioli che si mangiano oggi. Le stringhe o fagioli a metro erano i fagiolini consumati in Europa durante l’antichità e il medioevo, prima che i conquistatori spagnoli portassero dai loro viaggi i fagioli americani. Sembra infatti che le prime varietà di fagioli dolici siano nate in Africa, per poi spostarsi in India ed essere introdotte in Europa grazie ai traffici lungo la via della seta.

I fagioli del nuovo mondo soppiantarono rapidamente gli antichi fagioli di Sant’Anna, a differenza di molti altri ortaggi accolti con diffidenza, come la patata e il pomodoro, che misero decenni per farsi accettare. I contadini ne riconobbero subito l’analogia con i fagiolini del genere Vigna che coltivavano da sempre, mentre la patata non somigliava a niente che avessero mai visto. Ma la vera ragione per cui i fagiolini di Sant’Anna quasi sparirono dagli orti e dalle tavole, è che i fagioli a metro sono due o tre volte meno produttivi dei fagioli americani. Del resto, quando l’abbondanza del raccolto era questione di vita o di morte, c’era poco da andare per il sottile. Poco importa che i fagiolini Sant’Anna siano molto più buoni, quello che contava era non morire di fame.

Oggi però, visto che l’abbondanza di un raccolto non è più questione di vita o di morte, vale la pena riscoprire quest’ottima verdura antica e dimenticata. I fagiolini di Sant’anna sono originali per forma e dimensioni, ma sopratutto sono una vera delizia nel piatto.







hanno tanti nomi diversi: fagiolo spago, fagiolo da metro, frusta o stringhe , ma anche fagiolo asparago, proprio per il loro particolare sapore che ricorda quello degli asparagi. 


Questi fagiolini lunghissimi vengono cucinati in molti modi diversi: sono ottimi nelle zuppe, in brodo, ma anche con lo spezzatino di manzo, saltati in padella con aglio, erbe aromatiche e peperoncini, o semplicemente bolliti e conditi con un filo di olio extravergine d’oliva.



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